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Soroptimist e-club

Conosciamole da vicino

Ambra D’Atri, Milano Net Lead

Ambra D’Atri, Project Manager in campo artistico-didattico

Elisa Colombo, Empowernet Milano

Elisa Colombo, specializzanda e PhD a Zurigo in neurochirurgia

Mi chiamo Ambra e mi occupo di progettazione culturale e didattica dell’arte. Se dovessi raffigurare con un’immagine il mio lavoro, sceglierei la fotografia di un ponte.

Quello che faccio è infatti costruire ponti tra i linguaggi artistici e i diversi pubblici per attivare nuovi legami. L’arte diventa nel mio lavoro un pretesto per educare lo sguardo dello spettatore e avvicinarlo a questo mondo estremamente affascinante ma a volte un po’ criptico.
I miei pubblici sono diversi, dai bambini agli adolescenti, dagli studenti d’arte a persone che entrano per la prima volta in un museo. Questo è molto stimolante per me perché significa ogni volta costruire percorsi culturali personalizzati e attenti alla natura dello spettatore. Le espressioni artistiche sono molto generose e il mio compito è individuare quelle che possano essere più significative per il pubblico con il quale mi relaziono.
L’obiettivo è donare allo spettatore, al termine di una visita guidata, di un workshop, o di un ciclo di laboratori, un paio di occhiali invisibili grazie ai quali vedere il mondo con occhi diversi. L’arte ha il meraviglioso potere di mettere costantemente in discussione le nostre certezze aiutandoci a prendere coscienza della complessità e diversità che regolano l’animo umano e la relazione con l’altro da sé. Ci aiuta a non dare nulla per scontato e a risvegliarci da un’anestesia dei sensi data dal quotidiano e dalla ripetizione. Ci educa al tempo, all’errore, dandoci sempre la possibilità di fermarci e iniziare tutto da capo. Ci ricorda che c’è sempre un posto per noi nel mondo, che non esiste giusto o sbagliato in senso assoluto ma che tutto è relativo. Per questo motivo, più faccio il mio lavoro e più sono convinta che educare lo sguardo sia un’azione politica molto forte e in grado di intervenire in maniera importante sulla società nella quale viviamo. Sogno e combatto per una società in cui nessuno debba sentirsi solo e fuori posto. Una meravigliosa società piena di ponti invisibili.

Era la fine di ottobre 2020, alle spalle mesi di lavoro e battaglie da medico neoabilitato per aiutare durante la prima ondata di Sars-CoV-2. Mesi di svolta, di grande stanchezza, di esperienze difficili, talvolta belle ma spesso molto dolorose. Mesi in cui parallelamente stavo studiando tedesco. Volevo a tutti i costi andare a lavorare a Zurigo, in una delle scuole di Neurochirurgia più prestigiose al mondo, dove avevo fatto domanda e colloqui su colloqui. Prendono due/tre persone all’anno e purtroppo non mi avevano ammessa; ma ero decisa a non mollare a prendere quel benedetto certificato B2 di tedesco e a dimostrare che si erano sbagliati e meritavo una seconda possibilità.
In quel pomeriggio soleggiato della fine di ottobre ero in cucina con mia madre, stavamo chiacchierando. A un tratto suonò il mio telefono, numero svizzero… Guardai mia madre, risposi ed era la segretaria del primario di Zurigo. Il posto era mio! Mi disse quali fossero i documenti urgenti da fare (avrei iniziato a gennaio) e che per firmare il contratto avrei dovuto assolutamente presentare un certificato B2, altrimenti nulla.
Era iniziata la mia vita da neurochirurga.
Ho sempre voluto fare neurochirurgia e ho iniziato medicina per questo motivo. L’amore infinito per il cervello è iniziato quasi per caso, in modo anche un pochino filosofico. Iniziare medicina e studiare l’anatomia e la fisiologia del sistema nervoso hanno dato uno slancio alla mia passione per il tema. È sicuramente un percorso che più di altri richiede tanto lavoro e tantissima dedizione, ma è proprio vero che quando ami qualcosa la stanchezza c’è ma la senti e la sostieni in modo diverso.
Iniziare a lavorare a Zurigo è stata decisamente una delle sfide emotivamente più impegnative della mia vita. Il primo mese di lavoro è stato un disastro: non capivo, parlavo poco, è stato come se avessi dovuto imparare tutto da capo, anche quello che sapevo bene! Mi sentivo frustrata, indietro rispetto ai miei compagni di specializzazione, triste per non riuscire veramente a essere me stessa a causa soprattutto della barriera linguistica.

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Il Paese delle Donne

di Wilma Malucelli

“Ukraina 2007” negli scaffali della mia libreria e della memoria: ora più che mai torno a quella indimenticabile “Soroptimist Satin Season” organizzata dal club di Dnipropetrovsk (Dnipro), un itinerario alla scoperta del paese lungo il Dnepr, da Kiev alla Crimea. Le immagini dei luoghi si mescolano ai volti di Olga, Natalya, Iryna e le altre con cui ho condiviso 12 giorni di tour, un’esperienza resa indimenticabile dal loro entusiasmo e dal desiderio di farci scoprire la bellezza del loro paese. Era settembre, la stagione “di seta” della Crimea, per le sfumature cangianti del cielo, delicate e intense insieme, il mese ideale anche per i matrimoni, una cerimonia complessa e suggestiva secondo il rito greco ortodosso. L’Ukraina stava crescendo, nonostante le difficoltà economiche, stava premendo sull’acceleratore delle riforme democratiche e della ricostruzione del tessuto sociale, dopo le “scosse” della pacifica rivoluzione “arancione” dell’inverno del 2004. Il paese stava per andare alle urne per il rinnovo del Governo e i tre maggiori partiti si sfidavano in una campagna elettorale dura, senza esclusione di colpi, fra due candidati uomini e una donna, Julia Tymoshenko. Col suo bel volto incorniciato da una lunga treccia bionda, ci sorrideva dai manifesti elettorali che tappezzavano la capitale col suo simbolo, un cuore rosso in campo bianco: una vera e propria “pasionaria” salita alla ribalta nel 2004 per aver appoggiato Viktor Jutshchenko, che sarebbe poi divenuto Presidente della Repubblica. Il club Soroptimist di Kiev, che ci accoglie nell’atelier di una socia pittrice, conta alcune socie impegnate politicamente, una in particolare mi dice che ricopre un importante incarico nel partito di Julia, verso cui anche le altre non nascondono la loro simpatia. Tornai in Ukraina nel 2013 e Julia dal carcere si batteva contro Viktor Yanukovic, il contestato Presidente che godeva delle simpatie di Mosca: i manifesti in città chiedevano la sua liberazione e la ritraevano come una martire, con la corona di spine sul capo, ma ancora pronta alla battaglia!
Anche in Ukraina, come già l’anno prima in Georgia, ebbi la netta impressione che il vero motore della società fossero le donne, intraprendenti, determinate, impegnate a tutti i livelli per la rinascita del loro paese, dopo la crisi economica seguita allo scioglimento dell’URSS. In quegli anni si ricominciava a sperare nel futuro e la natalità stava aumentando, dopo il drastico calo a seguito delle ristrettezze economiche e della massiccia emigrazione.

Folklore ucraino

“Speranza” si intitolava anche il progetto del club di Dnipro, a sostegno di un orfanotrofio per bimbi handicappati che andammo a visitare, portando loro dei giocattoli. Ripenso ora con nostalgia, in queste ore drammatiche per l’Ukraina, a quel mio primo viaggio, a quell’itinerario attraverso i luoghi della storia passata e recente di questo paese giovane dalle radici antiche. Proprio a Kiev nel X secolo cominciò la storia di tutta la Russia, col principe Vladimir I che fece battezzare il suo popolo, su esempio della nonna, la grande regina Olga. La sovrana, per prima nel regno della Rus’, si era convertita segretamente al cristianesimo, in contrasto con la sua corte rimasta pagana: sarà proprio il nipote Vladimir a favorirne la venerazione come santa. La tradizione vuole che a Kiev le spose depongano, dopo la cerimonia, il loro mazzolino di fiori proprio ai piedi della regina: lei ci guarda dall’alto del piedistallo della sua statua in marmo bianco, davanti alla chiesa di San Michele dalle cupole dorate.

Il Monastero delle Grotte a Kiev, Patrimonio dell’Unesco

La bella sovrana si erge di nuovo nella piazza, conscia della sua rivincita nella tormentata storia degli ultimi cento anni; la affiancano Sant’Andrea e i due monaci greci Cirillo e Metodio, inventori dell’alfabeto cirillico tuttora in uso nel paese. Grazie a lei il regno della Rus’ si rafforzò e Vladimir lo trasformò nella prima grande entità politica regionale; Kiev, la più antica città slava, si abbellì di oltre quattrocento chiese e monasteri, come Pecersk, patrimonio Unesco, eccezionale complesso di edifici che dalla collina scendono fino al fiume, una vera e propria città nella città. Le cupole dorate svettavano in mezzo agli alberi di castagno e brillavano al sole del tramonto, creando una scenografia straordinaria: fondato poco dopo l’anno mille era sopravvissuto a invasioni, guerre e distruzioni, ma ora è di nuovo in pericolo…

E poi verso sud a Zaporizhye, l’isola dei Cosacchi, fieri oppositori di Caterina la Grande a cui non permisero di approdare sulle loro rive, scatenando la vendetta della zarina. Il suo favorito, il conte Potyomkin, si fece costruire una villa in un bellissimo parco sul fiume, là dove Caterina fondò poi la città di Dnipro. Davanti al palazzo c’è il nostro hotel, un tempo il migliore della città, dove risiedevano i capi della nomenklatura sovietica in visita a quella che era allora la capitale dell’industria bellica dell’URSS, interdetta ai visitatori stranieri per i segreti militari che vi si custodivano.

La cattedrale
di Santa Sofia a Kiev

E poi più a sud in Crimea, il Chersoneso greco, la mitica Tauride, dove la sventurata Ifigenia trovò rifugio secondo la tradizione euripidea. Sebastopoli e Balaklava evocano la memoria di sanguinose battaglie: la Russia e l’Impero Ottomano, con i suoi alleati, si affrontarono per tre lunghi anni e un cippo ricorda il sacrificio degli Italiani che dal Regno di Sardegna vennero mandati a combattere qui. In questo sanguinoso conflitto rifulsero la pietà, il coraggio e lo spirito di sacrificio di una giovane donna inglese, Florence Nightingale, “The Lady of the Lamp”, che prestò soccorso e conforto a feriti e moribondi. Ma certo fu a Yalta che si decisero le sorti del mondo nel febbraio 1945, nella sontuosa residenza dello zar Nicola II a Livadiya: qui si tenne la storica conferenza fra gli alleati Roosevelt, Stalin e Churchill, qui fu scattata la storica foto seduti su una panchina in marmo nel giardino “all’italiana” del palazzo. Anche noi, dopo oltre 60 anni, ci sediamo per una foto ricordo… i corsi e ricorsi della storia! Era una stupenda giornata di sole a Yalta e sotto il cielo terso di Crimea l’estate pareva non voler finire: era appena arrivata una nave da crociera e frotte di turisti affollavano lo splendido lungomare. Suonava la campana della cattedrale di Alexander Nevskij dalle cupole dorate, brillavano file di candele accese davanti alle sacre icone e i fedeli sostavano in preghiera… c’è davvero bisogno di pace!

UCRAINA

Soroptimist International e Unione Italiana contro la guerra in Ucraina

di Silvia Ruspa

“Sgomento, grande tristezza e preoccupazione per ciò che sta succedendo in Ucraina, unitamente alla netta e ferma opposizione ad ogni forma di guerra e di violenza”.
Queste le parole pronunciate da Giovanna Guercio nel comunicato stampa del 24 febbraio us, relative all’inizio della guerra in Ucraina.
Soroptimist International, organismo che gode dello status consultivo presso l’ONU, è, da sempre, impegnato nella difesa dei Diritti Umani e della Pace nel mondo così come nella promozione del buon volere internazionale e del dialogo fra comunità pacifiche.
Anche il Soroptimist International d’Italia ha espresso, da subito, concreta vicinanza a tutte le Socie dei Club ucraini ed a tutte le donne ed ai bambini che rischiano di pagare il prezzo più alto del conflitto.
“La prima e la più forte risposta alla guerra − conclude Giovanna Guercio − è l’utilizzo del linguaggio della Pace. Noi socie di tutti i Club del Soroptimist d’Italia saremo a fianco di ogni iniziativa di solidarietà”.
Il Soroptimist d’Italia è a fianco del Soroptimist of Europe con “we stand up for women in war zone” e ha prontamente aderito alla sottoscrizione di un unico fondo di raccolta da destinare agli aiuti per i profughi della guerra.
La Presidente nazionale, Giovanna Guercio ha accolto l’appello lanciato da Carolien Demey, Presidente della Federazione europea, quale espressione di una scelta corale di tutte le Soroptimiste europee, finalizzata a non disperdere gli interventi, assommando l’impegno in destinazioni utili e concrete.
Con forza e tempestività tutte le Soroptimiste hanno sostenuto con un’ondata di aiuti le donne Ucraine e le loro famiglie inviando materiale nei loro territori e aiuti economici per contribuire ai progetti di Federazione e dei Club che si trovano ai confini con l’Ucraina (Polonia, Moldavia, Slovacchia, Romania, Ungheria) per intervenire là dove si pratica il primo soccorso ai profughi attraverso i nostri Project Matching.
Giovanna Guercio ha personalmente scritto all’Ambasciatore dell’Ucraina per richiedere indicazioni dettagliate circa le più immediate necessità della comunità Ucraina in Italia così come dei numerosi profughi, a noi giunti.

Mabasta

MABASTA

Le proposte dal mondo dei giovani

di Silvia Di Batte

MaBasta è un movimento anti bullismo ideato nel 2016 da un gruppo di studenti pugliesi di una classe di prima superiore.
Ad animarlo è Mirko, oggi ventenne, che ha condotto e conduce la sua battaglia contro il bullismo con i suoi compagni di classe.
La decisione di “fare qualcosa” scaturisce da un episodio riportato da tutti i media nazionali, il tentato suicidio di una dodicenne di Pordenone, “bullizzata” dai suoi compagni.
Mirko e i suoi amici decidono allora di lanciare un progetto che si basa su azioni concrete, una specie di metodo “comportamentale” per prevenire, contrastare e debellare ogni forma di bullismo e cyberbullismo.
Subito dopo l’annuncio, la notizia è rimbalzata di quotidiano in quotidiano, in radio e in televisione. Tanto che il Presidente Mattarella ha concesso ai ragazzi di MaBasta la medaglia di Alfiere della Repubblica.
I ragazzi di MaBasta sono molto attivi nelle scuole di tutto il paese, hanno creato un sito web (www.mabasta.org) e stanno progettando di trasformarsi da semplice movimento studentesco in impresa sociale.

Mirco, l’animatore di Mabasta

Il Modello MaBasta: sei semplici azioni contro il bullismo
(Riportiamo in estrema sintesi quanto pubblicato sul sito www.mabasta.org)

  1. Il Mabasta Prof, un professore scelto dai ragazzi di ogni classe che ascolti e osservi i comportamenti.
  2. Il MaBa test: un questionario anonimo da sottoporre alla classe per sondare la situazione.
  3. Il Bullizziotto di classe, eletto dai ragazzi, che ha il compito di tenere gli occhi aperti per prevenire e contrastare il fenomeno.
  4. Il Bullibox, un’urna dove imbucare segnalazioni in forma anonima, gestito dal MaBasta Prof.
  5. Il MabaDAD, cioè il bullibox digitale, attivo sul sito del Movimento, dove poter fare segnalazioni anonime e attivare tutte le procedure necessarie.
  6. Ottenimento del titolo di Classe debullizzata, obiettivo che si può raggiungere quando la classe è consapevole di essere riuscita a combattere e vincere ogni forma di bullismo.
4Chiara-Massazza

Il bullismo al femminile

di Chiara Massazza, Psicologa, Club Ticino Olona

Ci siamo, forse, un po’ abituati a pensare che atteggiamenti prevaricatori, tipici di quello che viene chiamato comunemente ‘bullismo’, siano più frequenti in ambito maschile. In realtà così non è e, in particolare negli ultimi anni, si registra un forte incremento di casistica femminile, sia nei panni di ‘bulla’, sia in quelli di ‘vittima’.
Quali sono, allora, le principali differenze?
I comportamenti di prevaricazione attuati dalle bambine e dalle ragazze sono tendenzialmente meno fisici rispetto a quelli agiti dai maschi. La tipologia di violenza che viene esercitata si concentra, infatti, su aspetti sociali e relazionali, come ad esempio diffamazione, derisione, esclusione, minacce, ricatti: il bullismo femminile è meno materiale e possiamo definirlo, quindi, soprattutto indiretto. Questo anche perché, socialmente e tra pari, l’aggressività fisica esercitata da parte di individui di genere femminile è meno accettata, pertanto vengono sviluppate altre forme di espressione di rabbia o prevaricazione.
La modalità di interazione tipica tra bambine e ragazze si caratterizza, poi, anche per la maggiore attivazione della sfera emotiva che si esprime soprattutto attraverso le relazioni sociali create e mantenute nel tempo.
Quindi, se dovessimo stilare un profilo della bulla potremmo dire che, di solito, gode di particolare popolarità tra i pari e a scuola, ha facilità nell’instaurare rapporti e reti sociali (a prescindere dai metodi utilizzati), è capace di dettare tendenze e riesce ad ottenere molto seguito. Questi aspetti caratterizzano anche le dinamiche maschili, ma l’appartenenza ad un gruppo e l’accettazione sociale sono aspetti maggiormente prioritari per le ragazze. Avviene pertanto che molto del seguito ottenuto dalla bulla sia dovuto principalmente alla paura di ricoprire il ruolo di vittima se le si è, invece, contro. Nei maschi, diversamente, il gruppo e il seguito si creano soprattutto per condivisione di obiettivi e interessi. D’altro canto, ha maggiore probabilità di diventare vittima chi presenta alti livelli di sensibilità ed emotività, scarse autostima e popolarità, timidezza e maggiore difficoltà ad esprimere e sostenere proprie idee ed opinioni.
È stato rilevato che le ragazze proteggono la vittima con maggiore frequenza rispetto ai coetanei maschi, probabilmente anche in considerazione delle maggiori capacità empatiche femminili: la difesa tendenzialmente avviene sul medesimo livello su cui si verifica la prevaricazione, tanto è vero che nel bullismo femminile viene attuata attraverso strategie relazionali, strategiche e dialogiche piuttosto che di aggressione fisica.
Infine, è interessante notare che bambine e ragazze tendono anche a rivolgersi agli adulti in ricerca di aiuto per le vittime più spesso dei maschi. In particolare, se il rapporto con gli insegnanti è caratterizzato da apertura, confidenza e possibilità di espressione, la segnalazione di atteggiamenti violenti o di prevaricazione avviene, comprensibilmente, con maggiore facilità.

Fabiola-Silvestri

Intervista a FABIOLA SILVESTRI

Dirigente della Polizia Postale e delle Telecomunicazioni di Piemonte e Valle d’Aosta

di Luigina Pileggi

Cyberbullismo in aumento, crescono i reati verso i minori

Sono nativi digitali. Abilissimi a utilizzare lo smartphone ma poi fragilissimi quando le loro immagini vengono condivise in modo scorretto. Il cyberbullismo continua a insidiare la vita dei più giovani, spesso vittime di azioni virtuali che però hanno effetti sulla vita reale. A spiegare il fenomeno, molto diffuso in Italia, è la dottoressa Fabiola Silvestri, dirigente della Polizia Postale e delle Telecomunicazioni di Piemonte e Valle d’Aosta, da anni impegnata contro i reati nella “rete” e soprattutto in campagne di sensibilizzazione nelle scuole.

Dottoressa Silvestri, quali sono i numeri del cyberbullismo in Italia?
Nel 2021 sono stati trattati presso gli uffici territoriali della Specialità 464 casi di cyberbullismo, con un aumento percentuale pari al 13% rispetto al 2020.

Ci sono regioni più “colpite” dal fenomeno?
Il fenomeno è trasversale a livello nazionale, fortemente legato ai tempi della vita scolastica (aumenta solitamente alla ripresa delle attività e si affievolisce durante la pausa estiva).

Chi sono in genere le vittime e che età hanno?
La fascia di età che più frequentemente sporge denuncia è rappresentata da ragazzi/e di età compresa tra i 14 e i 17 anni. Giova ricordare che per questa fascia di età esiste la possibilità di sporgere una denuncia anche in assenza dei genitori, elemento che può agevolare le vittime nel cercare una tutela non esponendosi al giudizio o all’imbarazzo di dirsi vittime di fronte ai genitori. Sorprende osservare che ci sono denunce di casi che riguardano vittime piccolissime di età inferiore ai 9 anni. Tale dato è un trend a cui si assiste già da qualche anno e che può essere riconnesso alla recente anticipazione dell’approccio dei bambini alle nuove tecnologie come effetto indiretto della pandemia da covid19.

Non tutti riescono però a denunciare…
È molto probabile che il numero oscuro di casi di cyberbullismo sia ancora molto alto in considerazione del fatto che i ragazzi tendono a voler risolvere a modo loro le conflittualità che si affacciano in rete. Il fenomeno del cyberbullismo inoltre è caratterizzato da una reiterazione delle azioni di prepotenza online e non è infrequente che, qualora la situazione riguardi ragazzi non imputabili (di età inferiore a 14 anni), la scuola o i genitori riescano ad intercettare il problema, dandone risoluzione senza che siano commessi reati.

Qual è l’impegno della Polizia di Stato nella lotta contro il cyberbullismo?
La Polizia Postale incontra quotidianamente migliaia di ragazzi e insieme a loro, con un dialogo aperto e fatto di linguaggi appetibili per loro, li conduce in una riflessione su come agire in rete in modo sicuro e legale. La campagna itinerante “Una vita da social” e la campagna teatrale “Cuori Connessi” sono solo due delle iniziative sistematiche realizzate secondo una logica di sinergia con istituzioni e privato attivo per la protezione dei minori, che capitalizzano l’impegno della Polizia di Stato nel creare occasioni di promozione della legalità presso i ragazzi.

Cosa dovrebbero fare genitori, insegnanti, educatori?
È importante che genitori, insegnanti ed educatori considerino questo rischio un tema importante del dialogo con i ragazzi, offrendo innanzitutto un’opportunità ostinata di ascolto e mostrando interesse per un mondo, quello online, che ha per le nuove generazioni un’importanza determinante. Banalizzare con il termine ragazzata o scherzo una presa in giro online che arriva a centinaia di coetanei rischia spesso di indurre l’idea che il rispetto dell’altro sia un valore vuoto in rete e il dolore di chi subisce inconsistente. La vittima è reale, pertanto è fondamentale che genitori insegnanti e caregivers in generale siano in grado di accogliere la richiesta di aiuto considerando le interazioni “virtuali” come elementi reali che attentano alla integrità e serenità dei minori.

3Elena-Ferraraweb

Intervista a ELENA FERRARA* Senatrice Legislatura 2013-2017

di Silvia Ruspa

Legge 71/2017
Primo provvedimento in Europa contro il cyberbullismo

Nata a Brescia, ma novarese d’adozione,
è stata eletta senatrice nel 2013.
È stata la prima firmataria
della legge 71/2017 di contrasto
al fenomeno del cyberbullismo

Il 7 febbraio2022, in occasione della giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo la Garante per l’Infanzia e Adolescenza ha presentato la traduzione del Commento Generale n. 25 dell’ONU del 2021 “sui diritti dei minori in ambiente digitale”. Alla luce di questo nuovo documento è ancora valida la sua legge datata 2017?

Ormai quasi dieci anni fa ho iniziato a interessarmi del fenomeno del cyberbullismo e ho sempre ritenuto urgente un aggiornamento della Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza rispetto al rinnovato contesto dell’era digitale. L’uso massivo delle tecnologie durante la pandemia e la maggiore consapevolezza di rischi e opportunità hanno creato nuove condizioni d’urgenza per la tutela dei minori sul web. L’attenzione ad un sano rapporto minori/new media deve evitare ulteriori fonti di disagio in un momento così segnato da eventi drammatici come quello che stiamo vivendo.
La Legge 71/17 è perfettamente allineata al Commento ONU ma non solo: quale prima legge di contrasto al fenomeno del cyberbullismo in Europa con il suo approccio educativo e preventivo, ispirato al diritto mite e partecipativo, ha avuto un ruolo di apripista prevedendo sistemi strutturali e coordinati di intervento ai diversi livelli di amministrazione e mettendo la scuola, quindi i ragazzi, al centro della strategia nazionale di contrasto a questa nuova piaga psico-sociale. Nel 2018 presentai a Strasburgo, in commissione Diritti Infanzia del Parlamento Europeo, i contenuti della legge italiana in funzione della stesura della raccomandazione europea – Rec CM (2018)7 – sui diritti dei minori in internet.

Intervista a Gemma Gualdi

Un fenomeno senza limiti di età

di Cinzia Grenci

Tra i giovani è aumentato il disagio psichico, lo stato di prostrazione che ha indotto molti ad isolarsi ancora di più. Ma anche gli adulti ne sono affetti,
a volte con conseguenze estreme.

Offese, vessazioni, abusi, aggressioni fisiche e psicologiche che costringono le vittime, perlopiù giovanissime, a isolarsi, a chiudersi in se stesse, a sperimentare una condizione di vera e propria depressione che può portare fino a conseguenze estreme. Il bullismo e il cyber bullismo alimentano quotidianamente le cronache. Siamo di fronte a una nuova emergenza a giudicare dal numero di episodi e dalla loro crescente gravità.
Di questo vogliamo parlare con Gemma Maria Gualdi, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte d’appello di Milano, magistrato di grande esperienza e particolarmente attenta a questo fenomeno.

Chiariamo subito. Come possiamo definire il bullismo e il cyberbullismo?

Ci riferiamo ad una serie di condotte di prevaricazione, violenza e molestie esercitate, nella gran parte dei casi da un gruppo (il branco), ai danni di qualcuno considerato più debole. Le caratteristiche principali di questi comportamenti sono la reiterazione, cioè il loro ripetersi continuo, l’aggressione fisica o psicologica in ragione dell’appartenenza della vittima predestinata a una etnia, a una classe sociale, del suo aspetto fisico o del suo orientamento sessuale o di una sua disabilità.
Il cyberbullismo è una condotta analoga realizzata però attraverso la rete, quindi mediante i social, il telefonino, i messaggi, le mail, spesso attraverso account anonimi o false generalità che si crede possano garantire un’invisibilità e dunque l’impunità. Ma abbiamo nelle forze di polizia competenze elevatissime che riescono comunque a individuarne le reali identità.

È vero che non esiste un reato di bullismo, ma certo, queste condotte configurano comunque una ampia serie di illeciti penali.
I reati che si commettono sono tanti: molestie, minacce, lesioni, diffamazione, atti persecutori, danneggiamento, furti ed estorsioni, incendio (specie tra adulti), fino all’induzione di atti di autolesionismo e all’istigazione al suicidio. Sulla rete anche quelli di sostituzione di persona, furto di identità e diffamazione aggravata (perché si raggiunge un gran numero di persone).

Quando parliamo di bullismo e cyberbullismo pensiamo al mondo giovanile, ma in realtà queste condotte non conoscono limiti di età.
Certo, pur con alcune differenze. C’è una sorta di gradualità, ma il fenomeno riguarda gli adolescenti come gli adulti. È frutto della medesima cultura del dominio sull’altro attraverso atti persecutori che sovente creano uno stato di perdurante ansia e paura, costringendo la vittima a cambiare le proprie abitudini di vita. E in taluni casi, purtroppo, hanno conseguenze estreme come l’omicidio.

Il silenzio che scuote il mondo

Le bombe, le macerie, i corpi falciati per strada come fossero sagome sfigurate dall’odio assassino. Anni e anni di storia cadono sotto le macerie senza pietà mentre l’invasione russa saccheggia città, villaggi, confini violati. Un territorio, l’Ucraina, dove ormai risuonano incessantemente le sirene e le urla delle persone atterrite dalla guerra. Mentre si combatte ognuno cerca di sopravvivere con quel niente che resta di tanta miseria, materiale e non solo.
In questo scenario spettrale ciò che più attanaglia il cuore è il silenzio dei bambini. Guardano sgomenti il mondo andare a pezzi davanti ai loro occhi e non emettono un lamento. Hanno bocche chiuse e sguardi pieni di interrogativi che ammoniscono lo spettacolo a cui stanno assistendo insieme a chi tenta disperatamente di proteggerli nei tuguri dei sotterranei divenuti abitazioni di conforto.
È il silenzio a calare quando il deflagrare delle operazioni di guerra diventa assordante. Un silenzio che si propaga fino ad ingigantire i pensieri che ti massacrano nel vedere che, nell’epoca delle grandi scoperte, del progresso sociale ed economico, alle soglie del terzo millennio, si debba ancora ricorrere alle armi per far valere il proprio dominio o le proprie ragioni.
Non è accettabile, non ci piace! Dobbiamo necessariamente rivolgere lo sguardo a tutto quel “bene” che nel mondo, comunque, continua ancora a prosperare.
Gli aiuti umanitari, le iniziative di accoglienza, l’impegno civile, le manifestazioni di condanna, sono le risposte che non fanno rumore ma agiscono là dove la presenza dell’altro diventa un ponte di salvezza che dona speranza.
Dobbiamo tener viva la volontà di contribuire a creare un mondo migliore, per noi, per le generazioni future e per il nostro pianeta.
Non abbiamo bisogno di pensare a grandi cose perché qualcosa possa veramente cambiare. Dobbiamo semplicemente far diventare grande ciò che facciamo nel nostro piccolo, tutti i giorni.
Ognuno può trasformarsi in facilitatore per il mantenimento della pace e la riduzione delle diseguaglianze. In quest’opera stupenda di ridisegnare un futuro possibile la donna recita un ruolo di estrema importanza.
Proprio in questi giorni ho avuto modo di rileggere un articolo di Umberto Veronesi dove elenca dieci punti sul perché “donne”, del quale ho piacere riportare qui un piccolissimo stralcio.
“Il predominio pressoché assoluto maschile ci ha traghettato a uno stadio di innegabile progresso civile e scientifico, ma il timone va passato alla donna perché ha obiettivi punti di forza che la rendono più adatta a migliorare l’evoluzione futura”.
È necessario il riconoscimento delle qualità del femminile quando, nei momenti critici del cambiamento, la soluzione è nel gestire la complessità, nell’armonizzare gli elementi, nel prestare ascolto, nell’applicare il senso della giustizia e nel proclamare i valori fondanti di pace e amore.
Non è certo con la guerra che si risolvono i conflitti in una società evoluta che vorrebbe il sacro sigillo della mediazione come antidoto al processo che porta morte e distruzione.
Se il silenzio scuote il mondo, la parola che racconta assume essa stessa un potere che è già un incantesimo che crea, scioglie, agisce e proietta nella direzione che vogliamo.